Accordo quadro e rapporti CH-UE: alcune verità nascoste 2

19.04.2019

#Rassegna stampa

Come abbiamo visto settimana scorsa, l'Accordo quadro permetterebbe di scrivere nero su bianco le misure di accompagnamento e di metterle al riparo da qualsiasi attacco.

In particolare, mi riferisco all'obbligo di depositare una cauzione per le aziende straniere. Non solo, sarebbe anche possibile prevedere nuove sanzioni in caso di mancato pagamento della cauzione. Il Consiglio federale pensa, ad esempio, all'introduzione del blocco delle prestazioni nel caso in cui la cauzione non venga depositata. Ma penso anche all'ulteriore inasprimento dei controlli sui cantieri e nelle aziende, così come le relative sanzioni. Inoltre, val la pena ricordare che di principio l'UE è d'accordo con le misure di accompagnamento della Svizzera, così come va anche ricordato che dal 2013 ad oggi il diritto europeo sul distacco dei lavoratori è stato inasprito sempre di più secondo il principio «a lavoro uguale, salario uguale» per le stesse funzioni nello stesso luogo. Quindi sì, rispetto a ieri, oggi l'UE dà molta più importanza alla protezione dei lavoratori.

Quanto alla ripresa del diritto europeo, essa non sarà automatica, bensì dinamica. L'Accordo prevede che la Svizzera e l'UE integrino negli accordi solo atti giuridici europei pertinenti, ovvero gli atti che regolano il campo di applicazione degli accordi di accesso al mercato. L'integrazione, tuttavia, verrà fatta tenendo conto della procedura nazionale: ciò significa che l'okey definitivo elvetico a ogni singola modifica verrà dato solo quando la procedura di applicazione nazionale sarà conclusa, quindi solo dopo un eventuale voto popolare. Siccome quindi ogni recepimento del diritto europeo in un accordo bilaterale richiede una decisione autonoma della Svizzera, esso è chiamato recepimento dinamico. E non automatico (repetita iuvant).

Nel caso in cui la legislazione europea non potesse essere integrata a causa di un voto popolare e si rinunciasse definitivamente ad elaborare un nuovo progetto di integrazione, niente panico. Scatterebbe il meccanismo della controversia prevista dall'art. 10 dell'Accordo istituzionale: la Svizzera e l'UE si consulterebbe inizialmente all'interno del competente comitato misto cercando di trovare una soluzione concordata; se ciò non fosse il caso, ogni parte può chiedere la costituzione di un tribunale arbitrale paritetico.

Inoltre, secondo il principio del decision shaping, la Svizzera potrà contribuire all'elaborazione dei progetti degli atti giuridici europei. Visto il forte vento sovranista e federalista che aleggia sul vecchio continente, questo aspetto è fondamentale per noi rossocrociati: potremo infatti approfittare di questa ventata federalista per far sì che i futuri atti europei tengano conto delle singole specificità di ogni Stato (insomma, potremo rendere gli atti europei “elvetico-compatibili” - bello no?). Il decision shaping esclude il decision making, ovvero il diritto di voto: ciò dimostra che la Svizzera non diventerà uno Stato membro nemmeno con l'Accordo quadro.

Abbiamo quindi l'opportunità, con l'Accordo quadro, di stabilizzare i rapporti con l'Unione europea e di garantirci l'accesso al mercato, salvaguardando però la nostra indipendenza e la nostra sovranità. Potremo addirittura influenzare gli atti giuridici europei senza far parte dell'UE e il voto popolare avrà ancora un ruolo decisivo.

Il dibattito è quindi lanciato: dovremo però affrontarlo con realismo e senza nasconderci dietro a un dito, portando alla luce del sole tutte quelle sfaccettature che scappano all'ormai trito e ritrito dibattito sull'UE. Il mio invito, anche ai più euroscettici (tra l'altro io non sono un fan dell'UE), è di leggere l'Accordo quadro: solo leggendo la legge vi renderete conto di quanto sia conveniente per la Svizzera questo Accordo. Invocare i “sentito dire” o le invenzioni fantascientifiche non rende un servizio al nostro Paese.

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